Sconfiggere il sionismo, per la giustizia e per la pace
Sconfiggere il sionismo, per la giustizia e per la pace
Monia Benini
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Il 15 maggio ricorre la giornata mondiale della Nakba: il disastro, la sciagura, la catastrofe per il popolo palestinese. L’annuncio da parte dell’entità sionista della nascita dello stato ebraico di Israele, con l’immediato riconoscimento da parte degli USA, avvenne subito dopo l’avvio di un vero e proprio progetto di pulizia etnica e genocidio dei Palestinesi. La scacciata con il terrore e l’eliminazione fisica di coloro che secondo i sionisti erano considerati “impuri†ed “inutili†avvenne con il benestare ed il sostegno delle Nazioni Unite (fondate appena 3 anni prima): il primo Segretario Generale, il norvegese Trygve Lie, si adoperò infatti personalmente per l’istituzione dell’entità israeliana in Palestina. Le truppe britanniche, ancora presenti sul territorio, insieme agli osservatori dell’ONU assistettero impassibili alla ferocia sionista contro i Palestinesi, alla distruzione di interi villaggi e alla cacciata dei loro abitanti, a saccheggi, stupri e massacri, condotti in base al reclamo di quella che era, in base al testo religioso della Torah, la loro patria 2000 anni prima. Un po’ come se l’Italia pretendesse oggi come proprio stato e nazione ad esempio anche l’Inghilterra o lo stesso territorio occupato da Israele, dal momento che i propri antenati avevano esteso l’ impero e spedito i propri rappresentanti a colonizzare e ad impadronirsi di quelle terre! Proprio questo accadde con la Nakba:  il popolo Palestinese fu ucciso, scacciato o sradicato dall’80% della propria terra, mentre si assistette a vere e proprie immigrazioni di ebrei che, nel sangue, colonizzarono e si appropriano di case, beni e territori altrui.

Da allora ad oggi la situazione è costantemente peggiorata. Le guerre condotte dall’entità di occupazione, i continui nuovi insediamenti, i nuovi muri (nonostante il giubilo occidentale per la caduta del muro di Berlino), l’assedio su Gaza, l’atroce regime di apartheid imposto contro i Palestinesi, la snervante segregazione di profughi nei campi dislocati in vari paesi, privano un popolo intero dei propri diritti e della propria nazione. Nel luglio 2006, Giulio Andreotti, riferendosi proprio alle condizioni di vita dei Palestinesi nei campi profughi, interveniva in aula al Senato sostenendo che “ognuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento, da 50 anni fosse lì e non avesse alcuna prospettiva di poter dare ai propri figli un avvenire, sarebbe un terrorista". Detto in altre parole, chi non reagirebbe vedendosi privato della propria casa, del proprio terreno, del proprio lavoro, della vita dei propri familiari?
A questo proposito, il Prof. Danilo Zolo, coordinatore di Jura Gentium, Center for Philosophy of International Law and Global Politics, chiarisce però lo “status†dei Palestinesi:
“Per la dottrina prevalente nei paesi occidentali, un atto terroristico è caratterizzato dall’uso indiscriminato della violenza contro la popolazione civile, con l’intento di diffondere il panico e di coartare un’autorità politica nazionale o internazionale. Ma questa interpretazione è controversa, come è emerso clamorosamente al summit euro mediterraneo di Barcellona del novembre 2005. Essa non tiene conto della condizione in cui si trovano i popoli oppressi dalla violenza di forze occupanti. I ‘combattenti per la libertà ’ o i partigiani in lotta per la liberazione del proprio paese – i sudafricani che lottavano contro l’apartheid, i palestinesi che combattono contro l’occupazione israeliana,(…) – non possono essere considerati dei terroristi.†(tratto da Danilo Zolo, Terrorismo umanitario, ed. Diabasis). Zolo definisce chiaramente il trattamento inferto dai sionisti alla popolazione palestinese con la parola “etnocidioâ€, condotto con atti terroristici da Israele.

Il terrorismo è tuttavia solo uno dei metodi utilizzati in ambito sionista per imporre la propria supremazia: a livello mondiale, vi sono alcuni gruppi che controllano i settori a maggior profitto o maggiormente strategici, con ramificazioni e addentellati in vari paesi. Dai diamanti alle armi, dalle banche (dai colossi internazionali alle piccole casse di risparmio locali) ai farmaci, dalle multinazionali alimentari ai media,  dalle telecomunicazioni al traffico di organi, sino ai governi. Si pensi ad esempio ad Obama e al suo staff: Ross, Axelrod, Summers, Emmanuel, l’AIPAC e tutta la rete sionista, assicurano che Obama sia indissolubilmente coinvolto nei loro progetti. Non a caso, il Chicago Jewish News ha pubblicato un lungo articolo su “ Obama e gli Ebrei†di Pauline Dubkin (24 Ottobre 2008) , dove si legge che “ Gli ebrei lo hanno creato “ riferendosi ad Obama “ ovunque guardiate c’è presenza ebraicaâ€.
Anche in Italia il potere sionista, pur non palesandosi apertamente, è il vero “dominusâ€. Basti pensare alla vicenda SME. Nel 1986, Altissimo (PLI) avvisò Romano Prodi, allora presidente dell'IRI, dell’interesse svizzero sull’acquisto della SME (un colosso dell'alimentazione allora valutato in mille miliardi di lire). Prodi lo liquidò dicendogli che la vendita era fuori discussione. Dopo qualche tempo, la SME venne svenduta a Carlo De Benedetti per meno della metà (vendita poi annullata con decreto di Bettino Craxi) e Altissimo si presentò da Prodi chiedendogli perché avesse venduto una realtà che costava 1000 ad appena 497 miliardi di lire. La volgare risposta di Romano Prodi, agli atti dei verbali della deposizione di Altissimo al Processo SME fu "Perché Carlo De Benedetti ha un taglio sul pisello che tu non haiâ€.Â
Il potere di Carlo De Benedetti, che si vantò d'avere la tessera numero uno del PD, ma che è prontamente divenuto sponsor di Vendola (SEL), è tutt’oggi enorme, dal momento che con la sua finanziaria si occupa di media (editoria, radio, televisione e internet) con il gruppo Espresso; sanità , con la società HSS-Holding Sanità e Servizi e con la partecipazione nella Novartis; energia, con la società Sorgenia; componenti auto, con la società Sogefi; servizi finanziari con le con le società Jupiter Finance, Ktesios e altre. Il caso italiano vede inoltre un susseguirsi di governi di destra (basti pensare che l’attuale ministro degli esteri Frattini ha anche il passaporto israeliano) o sinistra (come l’ex ministro delle finanze e membro del Club dei Trenta, Tomaso Padoa Schioppa), indistintamente, asserviti ai potenti gruppi finanziari-economici sionisti, nazionali ed esteri. I mezzi di comunicazione in Italia sono di proprietà di gruppi sionisti ( Elkan, De Benedetti, Murdoch) che vedono la direzione e il coinvolgimento di convinti ebrei sionisti (Mieli, Mentana, Mimun, Lerner, Ferrara, Levi, Lowenthal, Nierstein, Cohen, Saviano, etc.). In questo modo, mentre una crisi tutt’altro che strutturale divora le famiglie italiane, la lobby sionista impone sempre di più il proprio controllo e il proprio potere, sottraendo sovranità agli Italiani.
Anche alla luce di tutto questo ha un enorme significato ricordare oggi la Nakba: mentre nel mondo occidentale l’entità sionista si impadronisce dei gangli vitali dei vari paesi con mandanti ed esecutori in “colletto biancoâ€, in Palestina questa ha agito perseguitando e sterminando il popolo Palestinese, con il sostegno di quegli stessi paesi occidentali che finiranno per accorgersi troppo tardi di essere diventati una colonia sionista.
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