La blogger siriana non esiste, ha fatto tutto una coppia americana
La blogger siriana non esiste, ha fatto tutto una coppia americana

Di Raffaella Menichini
Per cinque anni hanno creato e alimentato un mito sul web. Amina è un'invenzione e nell'imbroglio sono caduti i maggiori media americani. Le scuse del vero scrittore del blog "A gay girl in Damascus": "Ho solo cercato di illuminare le questioni del Medio Oriente per il pubblico occidentale"
Per cinque anni hanno creato e alimentato sul web un piccolo mito, la blogger siriano-americana, lesbica e dissidente, straordinariamente dotata nella scrittura, Amina Arraf. Poi, la settimana scorsa, forse stanchi della grande attenzione che la loro creatura virtuale stava ricevendo dai media del mondo con il suo blog "A gay girl in Damascus", la coppia di americani Tom MacMaster e Britta Froelicher hanno deciso di farla sparire: ancora una volta virtualmente, quasi letterariamente, lanciando dal blog l'allarme di una fantomatica cugina che raccontava di come la coraggiosa Amina fosse stata sequestrata da uomini armati e portata in chissà quali carceri del regime di Assad. La blogosfera, che Amina aveva imparato a conoscere, seguire e amare, si è rivoltata come solo il web ai tempi delle rivolte via internet sa ormai fare. In pochi minuti una pagina facebook per la liberazione di Amina ha raccolto 15 mila adesioni. E petizioni, richiami, persino il dipartimento di Stato che si muoveva per cercare questa sua misteriosa cittadina, o almeno la sua misteriosa famiglia (inventata anche quella: madre americana, padre siriano, nata in Georgia).

Ma l'ultima bufala era troppo grossa perché potesse passare indenne dalle maglie di una Rete che in questo caso sembrava aver assorbito tutto - portando con sé anche la credulità di grandi media come Cnn, Guardian, New York Times che avevano reso Amina una piccola star, intervistandola seppur sempre solo via email. Qualche giornalista più attento e accurato, come Andy Carvin di Npr e l'inglese Liz Henry, hanno cominciato a chiedersi come mai nessuno conoscesse Amina nel "mondo reale", poi è venuto fuori che le foto spacciate dalla blogger erano in realtà quelle di un'ignara ragazza inglese. Piano piano, si sono messi insieme i pezzi - informatici, come gli indirizzy proxy da cui Amina postava i blog, o empirici, come alcune foto postate sia sul blog di Amina che su altre identità del web - per risalire a un unico utente: Tom MacMaster. Americano, attivista pro-palestinese, da poco trasferito a Edimburgo (le tracce di Amina portavano proprio all'università scozzese Saint Andrews) e ora in vacanza a Istanbul. Dalla Turchia, stanato ormai dalle indagini di Carvin e nelle ultime ore da un accurato lavoro investigativo del blogger Ali Abunimah, MacMaster ha reso la sua confessione. Lo ha fatto sul blog della ragazza gay di Damasco, intitolando l'ultimo post: "Scuse ai lettori": "Non mi sarei mai aspettato questo livello di attenzione e non penso di aver fatto del male a nessuno, penso di aver creato una voce importante su questioni in cui credo fermamente (...) Spero che la gente presti altrettanta attenzione alla gente del Medio Oriente e alle loro lotte. Io ho solo cercato di illuminarli per un pubblico occidentale. Quest'esperienza conferma tristemente le mie convinzioni di quanto superficiale sia la copertura mediatica del Medio Oriente e la pervasività delle nuove forme di Orientalismo liberale". MacMaster ha poi promesso che nelle prossime 24 ore darà un'intervista a un media a sua scelta, e lì si capirà da dove e come prendeva le sue informazioni dettagliate sulla vita a Damasco e quella sensibilità specifica che ho condotto molti a credere che Amina fosse reale.

Ma la Rete sta già dando il proprio responso: una valanga di tweet carichi di delusione, alcuni anche di insulti, si è riversata intorno all'hashtag #amina in pochi minuti. C'è preoccupazione per i ricaschi che la bravata di MacMaster avrà sulla credibilità e la libertà di espressione dei blogger arabi, e soprattutto per la comunità gay del Medio Oriente, già pesantemente vessata. E c'è amarezza per il colpo che la grande "famiglia" della blogosfera militante si è sentita infliggere dall'interno. Con una consolazione, non piccola: sono stati gli stessi blogger a svelare l'inganno e a dare ai media tradizionali la chiave di lettura di un moderno intrigo internazionale. Dimostrandosi ancora una volta capace di scavare a fondo, in tempi record.
Fonte: Arianna Editrice
Ultimo aggiornamento (Martedì 14 Giugno 2011 22:55)
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