Una “tragedia” in Uzbekistan: il governo “proibisce l’amore”!
Una “tragedia” in Uzbekistan: il governo “proibisce l’amore”!
di Enrico Galoppini

A costo di diventare ripetitivo, premetto che se dovessimo commentare le fesserie propalate dai media sui “diritti umani violati” da qualche “cattivo” escluso dal “club del Bene” spacciato come “comunità internazionale”, dovremmo intervenire ogni giorno con un centinaio di articoli come minimo.
Ma questo, per forza di cose, è al di là delle nostre forze. Né avrebbe molto senso, dato che è più importante imparare a rendersi conto, al di là delle “grida” quotidiane, che esiste un filo conduttore che lega tutti questi “allarmismi”, i quali, somministrati a dosi regolari finiscono per creare nella mente del pubblico più sprovveduto una mentalità atta a rifiutare, condannare, odiare e, successivamente, approvare un’azione sovversiva e/o un’aggressione militare nei confronti del “cattivo”.
Questa volta il cattivo è il governo uzbeco, o meglio il “tiranno dell’Uzbekistan”, reo di aver proibito la festa di San Valentino, la festa degli “innamorati”. Si noti anche come, con sommo sprezzo del ridicolo, vengano propinate simili “notizie”… segno che il pubblico destinato a recepirle viene considerato meno intelligente di un essere unicellulare.

Che cosa saranno mai – dovrebbe chiedersi un essere con almeno due cellule - le “celebrazioni di San Valentino” che il terribile governo uzbeco – “reo” d’esser troppo filo-russo e membro d’un colosso dell’integrazione eurasiatica quale la SCO – avrebbe deciso di “interdire”[1]? Non è per niente chiaro, a meno che l’atterrito articolista non intenda l’ennesimo via vai consumista alla ricerca di menu esclusivi, diamanti “per sempre”, peluche e ammennicoli di dubbio gusto, che testimonierebbero “l’amore” – ah, l’amour! - di chi si dovrebbe innamorarsi a comando, più del solito, solo in quel giorno, che guarda caso cade abbastanza comodo tra le spese folli di Natale e Pasqua.
A questo proposito, mi pare il caso di citare Alfredo Cattabiani, uno che di feste e ricorrenze se n’intendeva, il quale inseriva quella di San Valentino tra le “feste del consumo” (Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno, Rusconi, Milano 1984, pp. 140-143): “… da alcuni anni, sulla scia degli Stati Uniti, San Valentino è diventata una festa popolare laica che serve per incrementare i consumi e conseguentemente la produzione”. Da che nel Medioevo si trattava di una ricorrenza, intitolata dal Cristianesimo ad un martire della fede, la quale apriva la seconda metà di febbraio quando i primissimi segni della primavera cominciano a manifestarsi e, per questo, era assurta a “festa dei fidanzatini”, San Valentino è né più né meno quello che Cattabiani descrive realisticamente: “… successivamente la festa è emigrata in America da dove è tornata a noi trasformata in una ricorrenza dove non ci si accontenta più di scambiarsi i valentini [“dei bigliettini teneri e spiritosi”] o un fiore, ma è d’obbligo il regalo costoso, come lo è in altre pseudo feste del Consumo indotto, da quella del Papà a quella della Mamma, promosse da industrie per incrementare la produzione insieme con gli sprechi, l’avidità e l’insoddisfazione del volgo”.
Chi pensa di vivere nel “migliore dei mondi possibili” bollerà l’autore di queste note come un “conservatore”, un “passatista”, un “nemico del Progresso”… e si rafforzerà in tale convinzione leggendo il seguito, dedicato alla “Giornata internazionale della donna”, che comincia così (p. 143): “Si è tentato in questi ultimi tempi di trasformare in una festa del consumo anche la Giornata internazionale della donna che si celebra l’8 marzo, e di aggiungere alla tradizionale mimosa l’obbligo per mariti e fidanzati di un regalino più costoso”[2].

Stendiamo infine un velo pietoso su Halloween, altra scemenza rielaborata e rimbalzata dall’America, specialmente coi “film dell’orrore”, secondo il “gusto” e il sentire di quel conglomerato umano chiamato “popolo americano”, che ha finito per soppiantare le ricorrenze di Ognissanti e dei Defunti. Come si noterà, ce n’è una per tutti i gusti: per i ragazzini – con gli adulti felici di adeguarvisi – c’è il “dolcetto o scherzetto”, per gli “innamorati” la melensaggine di San Valentino, e così via, in un progressivo ed inesorabile sfaldamento dell’essere umano, questo “rappresentante di Dio in terra”, secondo tutte le tradizioni religiose ortodosse, che di gradino in gradino, in una discesa senza fondo, si sbraca in tutte quelle tendenze che in ogni civiltà normale sono state debitamente tenute a freno: per il gusto del macabro c’è Halloween[3], per il femminismo e l’aspirazione alla ginecocrazia globale c’è la Festa della donna[4], per il sentimentalismo c’è San Valentino, mentre Carnevale, che rappresentava la parodistica e temporanea inversione di normali valori e gerarchie, prima del periodo “penitenziale” di Quaresima, è praticamente tutto l’anno e in ogni dominio dell’esistenza.
Che dirà dunque il classico “lettore medio” - quello convinto che di “democrazia” da “esportare” ne abbiamo ancora per secoli - di un governo che sequestra arco e frecce a Cupido, intristisce i “fidanzatini” e in parole povere “proibisce l’amore”? Che dev’essere senz’altro un covo di mostri sadici e insensibili. Di più grave ci può essere, probabilmente, solo il divieto del “Gay Pride”!
Purtroppo, in quest’era crepuscolare dell’“ultimo uomo”, anche l’amore, ovvero la capacità di saper comprendere, abbracciare, accogliere davvero il Tutto, anche quello che “a pelle” non ci piace, ci risulta antipatico o ci dimostra addirittura ostilità, quell’amore integrale ed incondizionato che è prerogativa dei santi dopo un’ascesi ed un “dono” dall’Alto, viene contrabbandato per un ribollire dei sensi, un’infatuazione temporanea sempre sotto condizione e perciò a rischio di repentini ripensamenti e di andare a gambe all’aria da un momento all’altro.
I matrimoni “moderni” – con tutto il loro contorno di “divorzi facili” ecc.[5] - sono fondati su questa contraffazione “democratica” e “laica” del concetto di “amore”. Che non vuol dire più nulla di preciso, se non “oh quanto mi piaci, sei la persona più adorabile del mondo, ma se…”. E con quel “ma se” comincia la tragedia, perché tutti si “amano” a patto che l’altro pensi, dica, faccia esattamente quello che ci si aspetta, altrimenti scattano l’avversione e l’odio implacabile.
L’amore moderno è una contraffazione del vero amore, poiché è stato volgarizzato ad un livello di comprensione intellettuale inadeguato[6], quello di chi non ha raggiunto la santità, né – ed è questa la disposizione che dovrebbe informare la vita di un essere umano – ha alcuna intenzione di raggiungerla, di tendere verso di essa o almeno di prendere i santi a modello. E il matrimonio “tradizionale” – senza tutti i suoi “castelli in aria” dei moderni - è una palestra, un duro allenamento per coltivare determinate “virtù”, sia per il maschio che per la femmina: non a caso nell’Islam si sostiene che “il matrimonio è metà dell’Islam”, perché se raggiungere l’Islam, la “Grande Pace”, corrisponde alla santità, non è cosa da poco realizzarne almeno “la metà”…
E allora, se per una volta, un “dittatore” che certo santo non sarà, ma nemmeno più satanasso di “democraticissimi presidenti” che non si fanno scrupoli nel bombardare al fosforo o all’uranio impoverito civili inermi (e altre nefandezze), ha deciso che per preservare i costumi del suo popolo - in particolare quelli dei ragazzini che alla loro età farebbero meglio ad occuparsi di altro che non stare a sfringuellare – è meglio impedire il dilagare d’insane “mode” apparentemente innocue, non ne farei una mezza tragedia, uno scandalo come invece i media-pappagallo dell’Occidente si ostinano a fare - dicevo all’inizio - coi loro “casi” sui “cattivi” di turno montati ad arte ad un ritmo sempre più incalzante ed ossessivo mano a mano che nel mondo, anche tra le popolazioni ingabbiate nell’“Occidente”, si sviluppa la coscienza che forse questa “democrazia” di personaggi che si sono arrogati il monopolio della bontà planetaria, non è poi così in sintonia con un “amore” proclamato ai quattro venti ed ostentato con così tanta falsità ed ipocrisia.
Chissà che San Valentino non sia d’accordo col governo uzbeco…
[1] Sulla SCO si veda anche questa pagina, dal sito del Ministero degli Esteri della Rep. Popolare Cinese: http://www.fmprc.gov.cn/eng/topics/sco/t57970.htm.
[2] E tra l’altro Cattabiani precisa che è “completamente falsa la leggenda che la Giornata internazionale della donna sia stata fissata in ricordo di 129 operaie che in quel giorno del 1908 sarebbero morte bruciate in un incendio di una fabbrica americana; così come è infondata un’altra leggenda, diffusa in molti paesi europei, secondo la quale la data avrebbe ricordato uno sciopero di lavoratrici tessili avvenuto a New York l’8 marzo 1857 e represso brutalmente dalla polizia” (idem, p. 145). Come al solito, anche grazie al concorso di appositi film hollywoodiani, tutti gli “occidentali” sono convinti che tutto ciò che viene associato ad un “bene” sia “made in Usa” e che per le “delizie” del “mondo moderno” dobbiamo solo e sempre essere grati e riconoscenti verso l’America (che ci ha “liberati” ecc.).
[3] Per fortuna esiste qualche lodevole eccezione, ad esempio nel Comune di Modugno (BA), dove il sindaco da anni vieta quest’assurda e diseducativa messinscena: http://www.baritoday.it/cronaca/modungno-sindaco-vieta-maschere-per-halloween.html. Deve aspettarsi una qualche risoluzione dell’Onu? Un embargo? Un “bombardamento umanitario”?
[4] E non a caso una testata femminile si straccia le vesti per la “cancellazione di S. Valentino 2012”…
[5] Su una rivista per donne, di cui tacciamo il nome per pietà, si riferisce entusiasticamente che la Danimarca rappresenta un “paese ideale” e “all’avanguardia” perché vi si divorzia praticamente in un sol giorno. Su questa stampa “al femminile” bisognerebbe scrivere un trattato per denunciarne l’incalcolabile pericolosità morale e sociale: essa inculca, ad ogni goccia d’inchiostro, solo idee folli e balzane alle donne, che invece dovrebbero essere coscienti del ruolo importantissimo, complementare a quello del maschio, che la natura provvidenzialmente ordinata dal Signore ha riservato loro; e invece è tutto un sobillare e montare la testa a delle povere creature che devono solo sperare in un miracolo se non perdono il senno a causa della regolare assuefazione ai veleni che escono da quelle pagine.
[6] Per “comprensione intellettuale” qui s’intende quella del cuore, dunque non vi è nulla a che vedere con gli “intellettuali” o, peggio, gli intellettualoidi, tutto “testa” e lingua a briglia sciolta.
Ultimo aggiornamento (Sabato 04 Febbraio 2012 10:19)
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